Quando gli alleati occuparono Roma avevo 12 anni, ed ero a Roma, al centro di via Nazionale. Mi affacciavo alla finestra e a destra vedevo piazza Esedra, a sinistra la scalinata che porta a piazza Venezia.
Un silenzio assoluto quel giorno, una città come morta. Poi da piazza Esedra un brusio lontano che si avvicinava sempre più, un rumore, un’eco sempre più forte, poi assordante, riempiva l’aria, una massa che si muoveva lentamente, stridio di cingolati, un carro armato dopo l’altro, uno due, dieci, trenta, che avanzavano, occupavano la strada, da piazza Esedra fino sotto la mia finestra.
All’improvviso dalla parte opposta arrivò una camionetta con tre ragazzi, avranno avuto sei, otto anni più di me. Fecero manovra, si piazzarono al centro della strada, e cominciarono a sparare con la mitragliatrice a disposizione. Una raffica e poi un’altra e poi un’altra ancora. Il primo carro armato dalla parte opposta, puntò il cannone e sparò un colpo, che allora mi sembrò un tuono, fortissimo, poi il silenzio.
L’indomani mattina ci andai. La camionetta era disintegrata, pezzi di carne, sangue. I romani passavano e ci sputavano sopra.
Da allora ho vissuto fra gli sputi, sessanta anni di sputi.
Coloro che occupavano quei carri armati invasero la città, ricchi, divise eleganti, bianchi, neri, indiani, marocchini.
Poco dopo sui muri di Roma comparve una scritta: “Andatevene tutti e lasciateci piangere da soli”.
Lacrime e sputi.
In questi sessanta anni di Repubblica sono saliti al governo uomini che si sono genuflessi di fronte ai più grandi carnefici del secolo, carnefici vittoriosi. Bombe atomiche, campi di sterminio, gulag, popolazioni annientate, milioni di assassinati, decine di satrapi assassini, un paio di processi e un odio che non finisce, che si trascina dal giorno di quegli sputi.
Priebke aveva venti anni, ha passato sessanta anni in carcere. Dopo sessanta anni l’odio continua. Hanno manifestato in memoria di quei morti di cui quel nazista si è reso responsabile, ma non ho letto di altri cortei, di altre manifestazioni. Dove erano quando
Niente, silenzio.
I magistrati di fronte alle proteste di piazza hanno rificcato( per la seconda volta ) un novantenne in carcere, ma proteste per confini imposti, per ragazzi che possono ribellarsi solo a pietrate, non ne ho lette, non ne ho sentite. Perché? Perchè un popolo di morti di fame e di bombe non è degno dei loro cortei, dei loro cartelli?
Lo so, lo so. Anche queste righe che sto scrivendo sono sputi. Lo so. Ma il silenzio su fatti di sangue non è anch’esso disprezzo? Un odio ed un disprezzo che non finirà mai. Quel sangue in quella camionetta è lo stesso sangue della Piazza Tien An Men, degli insorti in Ungheria, dei poveri avanzi trovati nelle foibe su cui è sceso un silenzio-sputo di decenni.
I vinti ed i morti di fame hanno sempre torto.
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