Lasciateci piangere da soli. ( E' stato pubblicato sul giornale La Sicilia Venerdi 9 Dicembre 2011)
Non era mai successo: soffrono, anzi piangono, perché sono costretti, (addolorati) a beccare i nostri soldi, anche nelle nostre case, nelle nostre pensioni, e per questo soffrono molto, tanto.
Hanno, in un ormai lontano passato, avuto la faccia tosta di arraffare anche nei nostri risparmi, all’improvviso, come topi e poi (questa volta da poco tempo) abbiamo scoperto che il ministro che ha progettato questa discutibile operazione, intasca una manciata di pensioni milionarie ( quante sono 4,5,6 )? “Lei sarebbe d’accordo a rinunciare ad una delle sue pensioni”? Gli hanno chiesto. “Non ho capito la domanda”.
“Tutti in Europa pagano le tasse sulla casa “ hanno detto, peccato che il confronto lo fanno solo per le nostre case, non su un Quirinale che costa più della monarchia inglese, non sui loro stipendi, sulla massa oceanica di deputati, onorevoli, segretari, e sottosegretari, portaborse, auto e autisti, confortati da cellulari, treni, aerei, barbieri e parrucchieri, studi ( sempre in stile antico, ci mancherebbe altro), tutto gratis ad eccezione dei buoni pasto ad alta gastronomia che sono costretti a pagare a 6 euro.
Quando ci hanno ficcato nell’Unione Europea, anche allora ci hanno scorticato vivi di tasse, ma hanno deciso di entrarci e noi abbiamo pagato, tutto, tutti, peccato che dopo pochi mesi ci siamo accorti che 1 euro valeva solo mille lire a differenza di quanto ci avevano promesso, e la conquista ha di conseguenza dimezzato il potere di acquisto delle nostre pensioni e raddoppiato tutto, bollette, affitti, cibo, tutto. Unici in Europa, dove ridono di noi, povero popolo di fessi.
Come straccioni guardiamo le immagini che li inquadrano alla prima della Scala e nei loro salotti (sempre arredati in stile antico, fa più fino) eleganti nei loro smoking impeccabili, sorridenti, un poco gigioni, le loro signore vestite Armani, fresche di parrucchiere, belle, ingioiellate, accompagnate da auto lucidissime, tanto paghiamo sempre noi.
Un mondo che non ci appartiene, li guardiamo come al di là del vetro, da miserabili straccioni come ci sentiamo al confronto, come ci hanno fatto diventare.
Niente da dire, noi siamo un popolo di fessi, e loro sono un’armata di furbacchioni, che incassano liquidazioni da capogiro. Ora c’è una novità, soffrono, non era mai stato detto: soffrono, molto, nello scorticarci vivi ancora una volta, perché “ il treno stava per deragliare”, ce ne siamo accorti anche noi che paghiamo i deragliamenti da decenni.
Corriamo a votare, siamo il popolo più entusiasta per affluenza di votanti, incantati da promesse, e poi sempre al di là del vetro, sempre come straccioni, siamo stati costretti a godere lo spettacolo di un Parlamento di tacchini litigiosi , di pun-up girls politicizzate, di irresponsabili che responsabilizzano solo e sempre noi, che paghiamo le loro leggerezze, la loro incapacità, la loro incoscienza.
Fra pochi giorni faccio 79 anni, avevo 14 anni quando occuparono,( chiedo scusa, liberarono) Roma e io allora ci vivevo, una città invasa da indiani, marocchini, inglesi, francesi, policemen, con il loro elmetti bianchi e manganelli come mazze da baseball.
Fu allora che comparve sui muri di Roma la scritta: “Per favore andatevene tutti e lasciateci piangere da soli”.
Ecco vi prego, non mischiate le vostre lacrime, che gocciolano dall’alto dei vostri stipendi da sultani, alle nostre. Abbiamo smesso di sperare, ma per lo meno lasciateci piangere. Da soli.
Ivo Celeschi
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