La nostra è una città strana
La nostra è una città strana.
Esco, entro nel bar dove ogni mattina prendo il caffè. Saluto il proprietario, il barman, chiacchieriamo, come va Giuseppe? Bene architetto e lei? Il suo bambino è guarito? Sì tutto a posto, ringraziando Dio.
E parlo, e ascolto di tutto, con tutti, sull'autobus, per strada, in cantiere, e vengo a sapere. Lo sapevamo cosa stava succedendo al Comune, i loro problemi, il loro deficit, il dissesto annunciato.
Ma la stranezza non è questa.
E' nel fatto che noi lo abbiamo saputo due anni fa.
Non è strano? Siamo gente qualsiasi, eppure sappiamo. Non abbiamo la possibilità di mettere telefoni sotto controllo, non abbiamo la possibilità di avere a nostra disposizione gli elementi migliori della Finanza, dei Carabinieri, della Polizia, eppure il passaparola cittadino ci ha allarmato due anni fa, sapevamo tutti, loro no.
Ora cercano di capire. Due anni dopo. Non abbiamo nemmeno il diritto di leggere chi è stato,come è avvenuto, non con una noticina, no, attraverso un'indagine analitica che ci dica quello che noi al bar, sull'autobus,per strada, in cantiere,abbiamo saputo, non abbiamo capito, non abbiamo conosciuto.
Ero un bambino di dieci anni quando gli americani bombardarono Roma. La città era al buio in modo che i bombardieri non avessero la possibilità di vedere con chiarezza la posizione degli obbiettivi. E stavamo al buio tutta la notte.
Il buio è tornato, nel duemilaotto.
Forse la sensazione di tristezza, di angoscia, di rabbia viene da quei ricordi, forse ci siamo illusi che quel buio non tornasse più.
E' tornato, ci camminiamo dentro, e non sappiamo perché, e non sappiamo come e chi è stato.
Hanno ficcato in galera un ingegnere dell'Ufficio Tecnico per un albero, hanno ficcato in galera un geometra dell'Ufficio Tecnico per usura, hanno ficcato agli arresti domiciliari la dottoressa Elena Tomasello, sputtanata su La Sicilia, fotografata con il suo amante in prima pagina ( una Soprintendente che fa l'amore! Che vergogna!). Naturalmente non avevano fatto niente ma questo ha un'importanza minore, è importante invece, ricordare che sono stati tempestivi, fulminei, pronti, decisi.
Ivo Celeschi