Fabio

 
Ha il viso del bravo ragazzo, occhiali, sorridente, un poco timido.
 Sezione scenografia.
 C'è sempre stata una strana simpatia fra noi, io ateo convinto, lui religiosamente cattolico.
 Per la tesi, di cui io sono stato il relatore ha restaurato un grande crocefisso tardo settecentesco appeso in una cappella della sua parrocchia. Un lavoro estremamente complesso, svolto con serietà, da professionista responsabile. Una volta laureato gli ho dato una mano per farlo entrare in un negozio di arredamento, il più quotato della città.
Non ho saputo fare altro per aiutarlo.
Ha lavorato lì dentro per quattro anni.
 Una mattina mi ha telefonato- Professore le debbo darle una bella notizia-Cosa?-Ho lasciato il posto, ho la liquidazione in tasca, ho prenotato l'aereo per Barcellona, solo andata-Ma lì conosci qualcuno?-No, nessuno-
Entusiasmato, pieno di speranze.
 Dopo un mese mi ha scritto un' email. Lavora in un bar, per quattro soldi, sente parlare solo di gente licenziata, i soldi gli stanno finendo, un ragazzo che ha tanto da dare che non vuole nessuno. Cosa può scrivere un vecchio professore? Le solite fesserie, parole, incoraggiamenti che non incoraggiano, stima, fesserie, niente.
Quello che gli ho dato, quando era studente, non gli serve, non è nelle richieste del mercato.
Uno scenografo! Un restauratore!
Ho lavorato da architetto tutta la vita, sempre. Sono un insegnante inutile e scontento.
Sentivo dire che un cuoco, partito anche lui dalla Sicilia, in pochi anni, in pochi anni ha aperto due pizzerie. Un successone.
Spero che Fabio non torni. Non lo voglio vedere deluso, sconfitto, privo di prospettive.
Non tornare Fabio, se la Sicilia è una terra ingrata per un cuoco, figuriamoci per un intellettuale.

Tu non vendi pizze, cerca di farcela nonostante quello che inutilmente ti ha dato il tuo professore.