Sulle pagine culturali di Panorama del 5 Giugno, Gianluca Marziani scrive di Gregor Schneider.
Leggendole mi sono reso conto che non è facile capire un artista del genere dalle poche immagini che riporta internet, così come non è nemmeno giusto esprimere la delusione che se ne ricava.
Forse l'angoscia, la sensazione di claustrofobia non si possono avvertire che entrando nei suoi spazi, vivendoli e percorrendoli, ma la stanza della morte che lui ha intenzione di costruire mi ha incuriosito.
"Architetto mi dispiace, lei potrà vivere solo per pochi mesi, d'altra parte mi ha chiesto la verità, e la verità è questa né ce ne possono essere altre."
Soffrire perché è finita, sta per lasciare. I viaggi, le donne, i cantieri, la musica, i libri, si trasformano in strumenti di dolore, perché tutto, tutti gli ricordano, che quei piaceri, stanno per essere perduti. E allora follemente capisce che i ricordi sono la malattia, che il progetto per la stanza in cui lui sta per morire,
deve essere la stanza per la vita.
Ancora, ancora, ancora un poco di vita, ancora un poco, per questi pochi giorni, il passato è la morte, conservare, ricordare, rammaricarsi di un passato perduto, no no no, una stanza contro, contro la fine a favore di tutto quello che sta per darmi il tempo che mi resta, dal balcone della mia attenzione su un panorama che mi coinvolge...come era bello quando...quando cosa?un ragazzo scappa per accontentare la propria inquietudine, perchè non sei scappato pure tu? Lo faccio ora, diventa, cerca anche tu, con lui, leggendo una storia che poteva essere la tua e morire con curiosità, la morte fa parte di un viaggio, di un inseguimento.Fare spazio, togliere i ricordi e sostituirli con l'immaginazione.
Qualcuno entrerà nella stanza quando non ci sarà più nessuno, e si stupirà.
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