La stanza della morte

 
Schneider e la stanza della morte.
 
Sulle pagine culturali di Panorama del 5 Giugno, Gianluca Marziani scrive di Gregor Schneider. Non è facile capire un artista del genere dalle poche immagini che riporta internet, non è nemmeno giusto esprimere la delusione che se ne ricava.
 Forse l'angoscia, la sensazione di claustrofobia non si possono avvertire che entrando nei suoi spazi, vivendoli e percorrendoli, ma "la stanza della morte" che lui ha intenzione di costruire, mi ha incuriosito.
 
"Architetto mi dispiace,  lei potrà vivere solo per pochi mesi."
 
E allora l'architetto, uomo solo, sa che fra non molto non si potrà più muovere o per lo meno non avrà più l’autonomia che gli permette ora il suo corpo in attesa della fine.
E si progetta la stanza in cui morirà.
Con i colori che ama, il rosso, tutta la gamma del blu, la sua poltrona dove ha letto, dormito, scopato.
Poi le foto, i viaggi, le donne che si sono fatte fotografare nude, che lui si è goduto, le case che ha fatto, i suoi cantieri, la musica, i cd di Tenco, Paoli, Ornella Vanoni, i notturni di Chopin, i libri di Saul Bellow, Philip Roth,  libri letti e riletti, e all'improvviso si accorge che la stanza così come la sta progettando è la stanza della sofferenza.
Soffrire perché è finita, sta per lasciare. I viaggi, le donne, i cantieri, la musica, i libri, si trasformano in strumenti di dolore, perché tutto, tutti gli ricordano che quei piaceri, stanno per essere perduti. E allora follemente capisce che i ricordi sono la malattia, che il progetto per la stanza in cui lui sta per morire, deve essere la stanza per la vita.
I libri non ancora letti, i cd usciti da poco, telefonare a quella signora conosciuta alla posta, parlarle, sedurla con le parole che ha imparato a dire, ascoltare la sua voce nuova, gli ibiscus rossi nel terrazzino stanno per fiorire, piove, ma come ieri c'era il sole! a Napoli non riescono a trovare una soluzione, Obama ha stravinto nel Texas.
Ancora, ancora, ancora un poco di vita, ancora un poco, per questi pochi giorni, il passato è la morte, conservare, ricordare, rammaricarsi di un passato perduto, no no no, una stanza contro, contro la fine, a favore di tutto quello che sta per darmi il tempo che mi resta, dal balcone della mia attenzione su un panorama che mi coinvolge"come era bello quando" quando cosa? un ragazzo scappa per accontentare la propria inquietudine, perché non sei scappato pure tu? Lo faccio ora, diventa, cerca anche tu, con lui, leggendo una storia che poteva essere la tua e morire con curiosità,  la morte fa parte di un viaggio, di un inseguimento, è la pace che hai sempre inseguito, che ti è sempre sfuggita.
Qualcuno entrerà nella stanza, quando non ci sarà più nessuno, sentirà indecifrabili sensazioni, il risultato di inutili inquietudini.