Una realtà di cui non si parla mai

Ho letto la lettera della signora Giovanna Contarino che ha dovuto rinunziare all'operazione perché non c'era posto in rianimazione. In un altro giorno: " il feto è morto, ma il bimbo sta bene" e ancora: "ospedale pronto con posti letto ridotti al minimo", e poi: " in dirittura di arrivo l'inchiesta sulla commissione Sanità". Nell'arco di un mese sulla malasanità compaiono senza sosta articoli devastanti.
Chiedo il permesso di tacere la ragione per la quale sono entrato in un Ospedale. L'importante è che ci sono entrato
Anche nelle Università si trovano "persone inoccupabili perché incapaci e analfabeti", e anche nella Magistratura, e nel nostro Governo regionale e  altrove.
Ma il confronto da fare è un altro: dobbiamo confrontare chi incapace non è negli ospedali e metterli a confronto con chi non lo è nelle altre strutture.
In un Ospedale si sente palpabile l'assenza di Dio. Se d'altra parte, Leopardi la sentiva guardando la luna, non c'è niente di male se io l'ho sentita in un Ospedale, dove c'è chi si affanna a sostituirLO. E' lì, tutta lì, la differenza.
Ho visto dottoresse stanche, sfinite e sorridenti, che incoraggiano, fraternamente, non lasciano soli  chi, malato, si aggrappa con speranza a loro, spettinate perché non hanno il tempo nemmeno di pettinarsi, che si rifiutano di darla vinta alla malattia, che senza di loro uccide, massacra, degrada.
Ho letto l'epistolario di Suor Teresa di Calcutta. C'è un passo in cui, in lei si affaccia il dubbio. E come poteva non averlo, come poteva non pensare: "Di questo bambino, nato cieco, se non ci fossi io, se fosse lasciato solo, quale sarebbe il destino?"
E' vero, ci sono alcuni medici che si arricchiscono sfruttando le nostre sofferenze ma c'è un'altra realtà, quella che ho conosciuto io, di cui colpevolmente non si parla mai.
Quante volte, medicinali ed attrezzature di base non sono consegnate da parte di una burocrazia irresponsabile?
 Di contro ho visto  loro contro la morte, loro per la vita, giorno per giorno, ogni notte, accanitamente, disperatamente, anche quando la malattia è quasi vincente, contro un destino ingiusto, inaccettabile, medicine, trasfusioni, lastre, chemio, analisi, indagini,  fatica ininterrotta, un mare di interventi e di tentativi ostinati, volti a salvare.
 Ho conosciuto infermieri che potrebbero chiedere il trasferimento in altre strutture ospedaliere dove il lavoro e lo stress potrebbe essere ridotto ad un quarto. Non l'hanno fatto. Forse perché lavorare con un insostituibile sentimento di umanità è, anche per loro, più appagante che annoiarsi e proteggersi in tempi morti troppo rilassanti
Sono, medici ed infermieri, una categoria diversa, perché sostitutiva, sostituisce un aiuto divino che lì non c'è.
E' vero sbagliano alcune volte, ma se sbagliano vanno sotto processo, altre categorie processano ma non sono processati mai.
Un'ultima marginale annotazione. In Italia, i malati sono curati e salvati gratis. E' una nostra conquista grande, un esempio per il mondo.
Il marciapiede che costeggia l'ingresso dell’Ospedale è sequestrato dalle strisce blu. " Da dove vieni, da Vittoria, Siracusa, Caltanissetta? Quanto tempo ti fermi, un'ora, due ore, mezza giornata, una giornata? Paga, paga! "
E' vero, nel marciapiede opposto il parcheggio è libero. E' lì che si precipitano in picchiata i parcheggiatori abusivi,
E' un confronto interessante fra due categorie che hanno gli stessi interessi.
Ivo Celeschi.

Pubblicato sul giornale La Sicilia di Mercoledì  8 Dicembre 2010