Monumento alle vittime del dovere

Image

Image

Image

Image

Image

Image

Image

Image

Image

Image

Image

 

 
Un poco di silenzio di fronte ad un casello dell’autostrada, un flusso di macchine continuo da una parte, e dall’altra un segnale per uomini morti, non inutilmente.
Mi hanno aiutato in molti a superare tutti i problemi burocratici che via via si sono presentati: il permesso dell’ANAS dato che il terreno era loro, anche se il progetto doveva essere esaminato poi dall’Ufficio Tecnico di San Giovanni la Punta.
Quando mi resi conto che la cosa era possibile chiesi un incontro con i Presidenti, Assessori, Sindaci, perché se il lavoro poteva essere realizzato a questo punto dipendeva solo da loro.
Ho sbagliato. Dovevo proporre di costruire un minareto in fondo al mare di fronte alle isole Eolie. Avrei incontrato una maggiore attenzione, meno stupore. Mi guardavano come se fossi pazzo, cosa? Un memorial? Ma che è? Poi dato che continuavo a parlare, facendo vedere i permessi che avevo ottenuto, i disegni, i plastici, loro telefonavano, leggevano le loro carte, ogni tanto facevano finta di ascoltare, pochi e distratti gesti di assenso, e niente, tutto niente. Ho lasciato nella stanza dell’Ingegnere Capo i plastici nella speranza che qualcuno si interessasse. Sono rimasti lì per mesi. Niente.
Sono morti anche per loro, per niente.
 
I due progetti segnano ambedue due aree protette, due zone appartate, e meditative, leggendo i nomi di chi non c’è più, morti per noi, assassinati contro di noi.
Spazi aperti in modo che anche i passeggeri che se ne vanno abbandonando il casello abbiano la percezione che lì c’è qualcosa di diverso dalla loro fretta.
Sostando nel monumento si avrà la sensazione di essere all’aperto e nello stesso tempo in un silenzio protetto dove tutto è filtrato, fra gli alberi, i nomi dei caduti,le strutture architettoniche che enfatizzano il valore di un sacrificio.

Non sapranno mai che sono morti per gente di niente.

Per i morti di Nassiriya hanno bandito un concorso.